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  TICHE, FORTUNA
  O Fortuna,
come la Luna mutevole,
sempre cresci o decresci ...

         Carmina Burana

 


 
Tiche secondo le diverse versioni veniva considerata una delle Oceanine, figlie del titano Oceano e di Teti oppure una divinità figlia di Ermes ed Afrodite.

Tiche o Tyche era la divinità tutelare della fortuna e del destino di ogni città ellenica e venne venerata in modo particolare ad Antiochia e Alessandria.
A Tiche le amministrazioni cittadine dedicavano una statua che portava una corona raffigurante le mura della città.

Tiche è associata alla dea Fortuna dei romani: una divinità antica, forse precedente alla fondazione di Roma anche se i romani ne attribuivano l'introduzione del culto a Servio Tullio, il re che più, fra tutti, fu favorito dalla fortuna. Si racconta anche che ella l'avesse amato, benchè egli non fosse che un mortale.

A Roma Fortuna fu la dea dell’Abbondanza, che presiedeva alla fecondità della natura e della vita umana, e al benessere. Divenne anche dea della sorte favorevole o avversa, del caso e della felicità. Come tale, presiedeva a tutti gli avvenimenti e distribuiva il bene e il male. Le matrone avevano per lei una venerazione speciale.

Fu adorata sotto diversi aspetti e con diversi epiteti: Fortuna Primigenia; Fors Fortuna, Fortuna Averrunca (allontanante la sventura), Fortuna Barbata (che fa passare dalla fanciullezza alla virilità), Fortuna Blanda (benigna), Fortuna Bona; Fortuna Brevis (che dura poco), Fortuna Comes (compagna e guida dei viaggiatori), Fortuna Equestris (dei cavalieri), Fortuna Libera (degli uomini), Fortuna Liberarum (dei figli), Fortuna Muliebris (delle donne); Fortuna Virginalis (delle fanciulle), Fortuna Publica, Fortuna Privata, ecc.

 

 
La sua funzione era decidere della qualità del destino dei mortali; originariamente distribuiva fortune e sfortune secondo criteri di equità, nella concezione che il mondo soggiacesse a una legge di armonia, per via della quale il bene e il male si compensavano in eguale misura.
Infatti, chi non ringraziava gli dèi per le fortune acquisite avrebbe subito l’intervento di Nemesis la "giustizia compensatrice" o "giustizia divina": Nemesis avrebbe fatto intervenire un evento o una situazione negativa dopo ogni periodo particolarmente fortunate, come atto di giustizia compensatrice distribuito dal fato.

L'idea che soggiaceva al meccanismo fu superata con le successive immagini di Fortuna come dea bendata, casuale dispensatrice di prosperità o eventi favorevoli, che fu in auge fino alle rappresentazioni medievali. Reggeva la cornucopia dall'abbondanza tra le braccia, oppure teneva in mano la ruota della fortuna, o un timone… dato che era lei che pilotava la vita degli uomini.

Tuttora nei proverbi popolari la fortuna “è cieca” e le allegorie della Dea Bendata non si contano.

La Fortuna è stata definita rigorosamente da Aristotele: per il filosofo era una causa accidentale nelle cose ("in quelle cose che non avvengono né sempre né per lo più") che avvengono per scelta in vista di un fine. Una particolare forma del caso.

Il filosofo Severino Boezio, nel "De Consolazione philosophiae" paragonava la Fortuna ad una ruota che fa girare la vita degli uomini: essi infatti a volte si trovano in una posizione favorevole, a volte no perchè la Fortuna, filosoficamente, rimanda alla casualità, a quel qualcosa contro cui la volontà umana nulla può fare.
Tutto ciò che sfugge al controllo della nostra volontà rischia di essere privato di senso e relegato appunto alla Fortuna... o al regno della scaramanzia o della provvidenza.

Ma il riconoscere il potere della Fortuna (e del correlato Caos) è un atteggiamento in antitesi con la possessività, l’attaccamento e gli eccessi di desiderio di controllo.

La Fortuna bendata, scardina l'egoriferimento in tutte le sue forme: anche (e soprattutto) il principio meritocratico.
Accettare le sue leggi imprevedibili è difficile: si fa viva a suo criterio e allo stesso modo si nasconde e ci sfugge. La Fortuna si sposa con il distacco: possiamo cercarla e accoglierla serenamente solo se il nostro attaccamento ai beni non è morboso, se riusciamo a dare il giusto valore alle cose e capire che anche ciò che consideriamo sfortuna ha un significato nella nostra crescita.

L’idea della Fortuna è sopravvissuta a secoli di dottrina cristiana: il dio dei cristiani ha potere su tutte le cose, ma la dea Fortuna, è un lascito degli dei pasticcioni dell'Olimpo, così interessati ai fatti di questo mondo…
Zeus, Era e gli altri - salvo che nei culti neopagani - sopravvivono soprattutto nei quadri, nelle sculture, nei miti e nelle rovine dell'antichità, mentre Fortuna interviene ancora nella vita quotidiana degli uomini...

 

 
La dea Fortuna era ed è rimasta una dea senza mito: è sopravvisuta al passato come astrazione, un non-mito che continua a essere evocato proprio nel quotidiano, in quel territorio in cui con più difficoltà riusciamo a riconoscere e ad incontrare il sacro della vita.

Ma la vita “è” la Fortuna stessa, in tutte le sue manifestazioni, anche quelle di Nemesis.
Non varrebbe davvero la pena di tornare a tributare a questa Dea maggiore attenzione e rispetto?
Ricordandosi di rigraziare la buonasorte quando ci sorride… e chiedendoci il motivo quando non lo fa.




FONTI DELLA RICERCA

 

Tyche di Cristina Allegretti - http://www.geagea.com/59indi/59_03.htm
Tiche, dea della fortuna e del caso - http://sfruttiamo.splinder.com/post/15478972
http://marcheo.napolibeniculturali.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Fortuna_(divinità)
http://it.wikipedia.org/wiki/Tiche
http://www.miti3000.org/mito/greca_t.htm



 

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