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Mitra
e i successivi miti del Natale


Un bambino nacque il 25 dicembre da madre vergine; il giorno della sua nascita tre Maghi omaggiarono il nascituro con oro, incenso e mirra.
Nel corso della sua vita fece diversi miracoli. Venne considerato il “buon pastore”, ebbe 12 discepoli, morì a trentatré anni sepolto in una tomba di pietra ma resuscitò tre giorni dopo.
Salì al cielo dopo aver consumato un pasto sacro.
Dopo la sua resurrezione i suoi discepoli recitavano: “Rallegratevi, il vostro Dio è risorto dalla morte. Le sue pene e sofferenze saranno la vostra salvezza”.

 
Capito di chi stiamo parlando?
Probabilmente molti di voi risponderanno senza esitazione…
Ma potrebbero avere una sorpresa: abbiamo raccontato la storia leggendaria di Mitra, risalente a circa 3.000 anni prima di Cristo. Da cui il mitraismo, ovvero il Culto del Dio Mitra [o Mithra], originario delle comunità persiane dell'Asia minore, estesosi poi all'impero romano, soprattutto fra i militari, dove infine decadde a partire dal IV secolo d.C.
Mitra, che era una divinità solare, penetrò facilmente nell'impero romano e soprattutto nell’esercito e i santuari di Mitra, i mitrei, si sono diffusi anche nelle regioni periferiche dell’impero, sedi di guarnigioni militari.


La mitologia comparata

Il mito di Mitra non è l'unico che precede la storia cristiana dell'incarnazione di Gesù. Nella loro opera The Jesus Mysteries, Timothy Freke e Peter Gandy studiano dettagliatamente le incredibili coincidenze tra il mito di base (comune a molte culture) degli Dèi sacrificati e la vita di Cristo.
Quelli che seguono sono solamente alcuni dei parallelismi più importanti.

Tutti gli Dèi sacrificati vengono percepiti con il seguente profilo:

• Sono il Salvatore degli uomini, Dio fatto uomo e Figlio fuso in uno con il Padre.

• Sono nati da una Madre vergine in una caverna o grotta, il 25 dicembre o il 6 gennaio, festività caratteristiche di tutti i culti solari.

• La loro nascita è stata annunciata da una stella.

• Hanno ricevuto la visita di alcuni Maghi che resero loro onore con gli stessi doni simbolici: oro, incenso e mirra.

• Sono stati battezzati, un rito iniziatico comune a tutti i culti misterici del I millennio d.C.

• Offrono ai loro seguaci una seconda nascita attraverso il rito del battesimo.

• Hanno realizzato il prodigio di convertire l'acqua in vino.

• Coincidono nella realizzazione di miracoli simili: la cura degli infermi, l'aiuto ai pescatori per una pesca miracolosa e l'atto di calmare le acque durante una tempesta.

• Sono stati accusati di tenere una condotta licenziosa.

• Hanno avuto un gruppo scelto di 12 seguaci o discepoli, associati simbolicamente ai segni zodiacali.

• Sul dorso di un asino sono entrati trionfalmente in una città e dalla folla sono ne stati acclamati Re.

• Sono stati equiparati simbolicamente al pane e al vino, convertiti in segni della loro carne e del loro sangue.

• Sono morti assassinati o sacrificati, sono stati avvolti in un telo, sono stati unti e sono resuscitati dopo tre giorni.

• I loro seguaci hanno fatto visita al sepolcro trovandolo vuoto.

• La loro morte e la loro resurrezione vengono celebrate con un agape rituale, che simboleggia la volontà di fusione del credente con i loro corpi mistici.

• I loro sacrifici portano la redenzione.

• I loro seguaci sperano che ritornino per giudicare gli uomini alla fine dei tempi e fondare un'Età dell'Oro.



Le radici pagane del Natale

Per inspiegabile che sembri, la data di nascita di Cristo non è nota. I vangeli non ne indicano né il giorno né l’anno  [...] fu assegnata la data del Solstizio d’inverno perché in quel giorno in cui il Sole comincia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il Dies Natalis Solis Invicti, giorno della nascita del Sole invincibile.
(Nuova enciclopedia cattolica dell’Ordine Francescano - 1941)

Nel corso della ricerca di informazioni e documenti riguardanti le origini pagane del Natale, quello che stupisce è che la data del 25 dicembre, prima di diventare celebre come “compleanno di Gesù”, sia stata giorno di festa per i popoli di culture e religioni molto distanti tra loro, nel tempo e nello spazio.

Le origini di questi antichi culti vanno ricercate in ciò che è principio della vita sulla terra e che dal principio è stato oggetto di culto e di venerazione: il Sole.
 

Agli albori dell’umanità, esisteva un ricco calendario di feste annuali e stagionali e di riti di propiziazione e rinnovamento.
I popoli nel periodo primitivo della loro esistenza erano intimamente legati al “ciclo della natura” poiché da questo dipendeva la loro stessa sopravvivenza.


 
Al tempo, la vita naturale appariva indecifrabile, incombente, potente espressione di forze da accattivarsi; era un mondo magico.
L’uomo antico si sentiva parte di quella natura, ma in posizione di debolezza. Per questo, attraverso il rito, cercava di fare amicizia con questa o quella forza insita in essa.

Al centro di questo ciclo c’era l’astro che scandiva il ritmo della giornata, la Stella del Mattino che determinava i ritmi della fruttificazione e che condizionava tutta la vita dell’uomo. Per quest’ultimo, temere che il Sole non sorgesse più, vederlo perdere forza d’inverno riducendo sempre più il suo corso nel cielo, era un’esperienza tragica che minacciava la sua stessa vita. Perciò, doveva essere esorcizzata con riti che avessero lo scopo di evitare che il Sole non si innalzasse più o di aiutarlo nel momento di minor forza.

È proprio partendo da questa considerazione che possiamo individuare le origini dei rituali e delle feste collegate al Solstizio d’inverno che ancora oggi celebriamo con il nome di Yule,
Durante queste feste venivano accesi dei fuochi (usanza che si ritrova nella tradizione natalizia di bruciare il ceppo nel camino la notte della vigilia) che, con il loro calore e la loro luce, avevano la funzione di ridare forza al Sole indebolito.
Spesso questi rituali avevano a che fare con la fertilità ed erano quindi legati alla riproduzione.
Da qui l’usanza, nelle antiche celebrazioni, di danze e cerimoniali propiziatori dell’abbondanza e in alcuni casi, come negli antichi riti celtici e germanici, ma anche romani e greci, di accoppiamento durante le feste.


Il solstizio d’inverno

Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente “Sole fermo” (da sol, “Sole”, e sistere, “stare fermo”).

Se ci troviamo nell’emisfero nord della terra, nei giorni che vanno dal 22 al 24 dicembre possiamo infatti osservare come il Sole sembra fermarsi in cielo, fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore. In termini astronomici, in quel periodo il Sole inverte il proprio moto nel senso della “declinazione”, cioé raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale.
Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima.
Si verificano cioé la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno.

Subito dopo il Solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al Solstizio d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del Solstizio cade generalmente il 21 [o il 22 dicembre], ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. Il Sole, quindi, nel Solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e “invincibile” sulle stesse tenebre.
 

E proprio il 25 dicembre sembra rinascere, ha cioé un nuovo “Natale”.

Questa interpretazione astronomica può spiegare perché il 25 dicembre sia una data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra loro.

Tutto parte da un’osservazione attenta del comportamento dei pianeti e del Sole e gli antichi conoscevano bene gli strumenti che permettevano loro di osservare e descrivere movimenti e comportamenti degli astri.
Per fare un esempio, a Maeshowe (Orkneys, Scozia) si erge un tumulo datato con il metodo del carbone radioattivo 2750 a.C. All’interno del tumulo c’è una struttura di pietra con un lungo ingresso a forma di tunnel. Questa costruzione è allineata in modo che la luce del Sole possa scorrere attraverso il passaggio e splendere all’interno del megalite, illuminando in questo modo il retro della struttura.
Questo accade al sorgere del Sole al Solstizio d’inverno.


Le origini comparate del Dio Sole

Pur non avventurandoci in comparazioni religiose che richiederebbero accurati studi, diremo comunque che il 25 dicembre è associato al giorno di nascita o di festeggiamento di personaggi divini risalenti anche a secoli prima di Cristo.
Per citarne alcuni:

 

Il Dio Horus egiziano
I mosaici e gli affreschi raffiguranti immagini di Horus in braccio a Iside ricordano l’iconografia cristiana della Madonna col bambino, tanto da indurci a credere che in epoca cristiana, per ovvi motivi, alcune rappresentazioni di Iside e Horus, spesso raffigurato come un bambino con la corona solare sul capo, furono probabilmente riciclate [hanno sicuramente dato origine alla Madonne Nere dei culti cristiani].

Il Dio Mitra indo-persiano
Quello di Mitra fu il culto più concorrenziale al cristianesimo e col quale il cristianesimo si fuse sincreticamente.
Anche Mitra era stato partorito da una vergine, aveva dodici discepoli e veniva chiamato il Salvatore.

 


Gli dei babilonesi Tammuz e Shamas
Nel giorno corrispondente al 25 dicembre odierno, nel 3000 a.C. circa, veniva festeggiato il Dio Sole babilonese Shamash. Il Dio solare veniva chiamato Utu in sumerico e Shamash in accadico.
Era il Dio del Sole, della giustizia e della predizione, in quanto il Sole vede tutto: passato, presente e futuro.

 
In Babilonia successivamente comparve il culto della dea Ishtar e di suo figlio Tammuz, che veniva considerato l’incarnazione del Sole.
Allo stesso modo di Iside, anche Ishtar veniva rappresentata con il suo bambino tra le braccia. Attorno alla testa di Tammuz si rappresentava un’aureola di 12 stelle che simboleggiavano i dodici segni zodiacali.
È interessante aggiungere che anche in questo culto il Dio Tammuz muore per risorgere dopo tre giorni.
 
Dioniso
Nei giorni del Solstizio d’inverno, si svolgeva in onore di Dioniso una festa rituale chiamata Lenaea, la festa delle donne selvagge. Veniva celebrato il Dio che rinasceva bambino dopo essere stato fatto a pezzi.

 
 
Bacab
Era il Dio Sole nello Yucatan; si credeva che fosse stato messo al mondo dalla vergine Chiribirias.

Il Dio Sole inca Wiracocha
Il Dio Sole inca veniva celebrato nella festa del Solstizio d’inverno Inti Raymi (festeggiata il 24 giugno perché nell’emisfero sud, essendo le stagioni rovesciate, il Solstizio d’inverno cade appunto in giugno).

 
 

Ovviamente i primi citati in questa rapida carrellata devono aver influito alquanto nella creazione del cristianesimo.

Riguardo invece ai culti solari precolombiani è interessante notare come i tempi e i simboli del sacro siano comuni a civiltà così distanti fra loro.
Questo dovrebbe far sorgere più spesso il sospetto di un’origine comune delle religioni, tramite uno studio comparato delle stesse alla ricerca del significato della vita. Invece, ottusamente ci si continua ad adagiare su fedi antropomorfiche dogmatiche e più o meno esplicitamente intolleranti nei confronti delle altre.

Tutte queste narrazioni sono basate sul moto del Sole attraverso il cielo, e quindi su uno sviluppo di idee astrologiche/teologiche, avvenute in ogni parte del mondo. In altre parole, Gesù Cristo e tutti gli altri miti di analoga struttura, sono personificazioni dell'entità solare.

Per esempio, molti degli uomini-Dio crocifissi in ogni parte del mondo, hanno in comune la data di nascita fissata al 25 Dicembre.
Questo è dovuto al fatto che i nostri antenati avevano notato (da una prospettiva geocentrica) che il Sole si abbassa, annualmente, verso il sud sino alla data del Solstizio d'Inverno, dove (come spiegato sopra), sembra stia fermo per circa tre giorni, per poi riprendere nuovamente il suo movimento ascendente. In questo apparente arresto gli antichi leggevano una allegoria della morte e, nel riprendere del moto, un'allegoria della rinascita del Sole.

Gli antichi - ottimi astronomi - erano comunque ben consci della necessità vitale che il Sole sorgesse regolarmente ogni giorno, che interrompesse la sua caduta stagionale e che riprendesse il suo movimento ascensionale. Fu così che culture, fra di loro differenti e distanti, celebrarono la rinascita del Dio Sole il 25 Dicembre.

Alcune caratteristiche comuni a tutti gli Dèi Solari:

• Il Sole muore per tre giorni a partire dal 22 Dicembre, Solstizio d'inverno, quando arresta il suo movimento discendente, per poi ritornare a nascere, o risuscitare, il 25 Dicembre, riprendendo il suo movimento ascendente.

• In alcune zone della terra, il calendario, in origine, iniziava nella costellazione della Vergine ed il Sole risulterebbe quindi partorito da una vergine.

• Il Sole è la Luce del Mondo.

• Il Sole cammina sopra le nubi e tutti lo possono vedere.

• Il Sole che si alza al mattino è il salvatore del genere umano.

• Il Sole porta una corona, corona di spine o aureola.

• Il Sole cammina sulle acque.

• I seguaci del Sole, apostoli o discepoli sono i 12 mesi dell'anno, i 12 segni dello zodiaco, delle costellazioni, attraverso i quali il Sole stesso dovrà passare.

• Il Sole, a mezzogiorno, si trova nella casa, o meglio nel tempio dell'Altissimo; così egli inizia il lavoro del Padre suo al dodicesimo tempo.

• Il Sole entra in ciascun segno dello zodiaco ogni 30 gradi sull'orizzonte; quindi il Sole di Dio inizia il suo ministero al trentesimo anno.

• Il Sole è appeso ad una croce (crocifisso) il che simboleggia il suo passaggio attraverso gli equinozi e, cadendo a Pasqua l'equinozio primaverile, a quel tempo risorge.



Il Dio Sole

È evidente che la vita di Gesù narrata nei Vangeli riprende altri antichi miti, un fatto che ha dato adito a un dibattito ancora aperto, tanto nel seno della cultura cristiana che di quella profana.
Qual è il significato della ripetizione di questa storia sacra?
Perché sorge in modo spontaneo in tutte le civiltà del mondo?

Il Cristianesimo sostiene che, con Gesù, Dio stesso irruppe nella storia umana.
 

Nel quadro culturale della sua epoca, sia la nascita da una Madre vergine in seguito a una procreazione miracolosa, sia la resurrezione il terzo giorno successivo alla sua morte sulla croce equivalevano ad attribuirgli i segni distintivi della divinità.
Ma nelle civiltà del Mediterraneo orientale del I sec. d.C. questi prodigi supremi erano segni propri dei Numi pagani agrari e solari.

 

Il mito di base, che si esprime in forme diverse per ogni cultura, consiste nel dramma del giovane Dio che muore nel pieno della sua vita per rigenerare la natura con il suo sangue, ma rinasce con il grano nuovo della primavera, per trasformarsi nel Signore dei vivi e dei morti e nel Salvatore dell'umanità.

In Egitto questo Dio è Osiride, in Persia è Mitra, in Asia Minore è Attis, in Grecia è Dioniso.
Non si tratta solamente di un mito fondamentale del Mediterraneo, ma riveste un carattere universale.
Per questo stesso motivo non può essere spiegato in maniera semplicistica come il risultato delle successive rielaborazioni di un modello originale, visto che lo troviamo anche in culture molto lontane tra loro, che non ebbero alcun contatto e che lo reinventarono autonomamente.

Tra i nativi americani Prenobscott, ad esempio, è la Dea Madre che, commossa dalla fame dei suoi figli, si autosacrifica seminando le sue membra nella terra per tornare col raccolto di mais e di tabacco. Tra i Celti esistevano riti che prevedevano lo smembramento di una donna nei campi come rappresentazione del sacrificio della dea del raccolto, simbolismo di per se stesso centrale nel mito di Cibele e in quello di Demetra e Persefone, ma che non manca neanche nella religiosità orientale, in cui, come osservò il grande mitologo Joseph Campbell, il mito della creazione ricorre all'autosmembramento del Dio.
Campbell sottolinea come in Occidente predomini il sacrificio, mentre in Oriente si evidenzi l'autosacrificio.


Le origini di Gesù

Nel IV sec. d.C, quando si posero le basi del Cattolicesimo a Nicea, i primi cristiani di Roma avevano familiarità con tutti questi miti e convivevano mescolandosi con i seguaci dei vari culti solari analoghi al loro, come quello di Mitra (giunto a Roma verso il II sec. a.C), che similmente nacque da una vergine in una grotta, venne adorato dai pastori e fu assassinato dai suoi nemici che gli trapassarono il costato con una lancia, per poi resuscitare al terzo giorno.
Di fatto, il trasferimento della festa della Natività di Gesù al 25 dicembre fu operato per far coincidere in essa i tre grandi culti monoteisti stabilitisi a Roma e dedicati a Cristo, Mitra e al Sol Invictus.
 

La mitologia comparata ha dimostrato sino a che punto vennero reinventati i dettagli del modello di base. La Maddalena, come la Iside egizia, vaga in cerca del Dio morto finché non lo trova; Iside resuscita Osiride, e Cristo risorto appare alla Maddalena dandole la novella del miracolo supremo.
Di fatto esiste una speculare simmetria, un incredibile parallelismo che riguarda persino i dettagli dei differenti miti.

In Egitto vi fu una precedente Sacra Famiglia: Osiride, Iside e Horus ed anche una Immacolata Concezione (in una variante del mito di Osiride, Horus viene messo al mondo senza ricorrere alla sessualità, e in un'altra leggenda, raccolta da Plutarco, si autogenera a Edfu), una Eucarestia (la comunione osiridea con pane e vino), un Dio Supremo Uno e Trino e persino una Comunione dei fedeli nel corpo del Dio, compreso il tema della fusione mistica.
Osiride si fuse in un unico essere con il Dio Padre (Ra) e fu Salvatore degli uomini.
Ma la quantità di numi agrari e solari che seguono lo stesso modello è considerevole: Adone (Siria), Bacco (Italia), Prometeo (Grecia), Orfeo-Zagreo nei culti misterici e così via.
 

Il Cristo eterno di Sant'Agostino

 
Tutti i grandi padri della Chiesa primitiva, la cui opera è conosciuta come patristica, conoscevano questi miti. A tale proposito, nei primi secoli della nostra era, si formarono due correnti opposte. Una, che si rifaceva a una tradizione rappresentata da San Giustino martire, sosteneva che questi miti erano parodie diaboliche ordite per proiettare dubbi sul Cristo e burlarsi del suo sacrificio.
L'altra, che può contare su rappresentanti prestigiosi come Sant'Agostino, credeva si trattasse di prefigurazioni profetiche ispirate da Dio per rivelare agli uomini il carattere universale e la legittimità divina della missione di Cristo.

Visto che l'irruzione di Dio nella storia, assumendo un destino terreno, era il fulcro del piano del creatore, non c'era niente di più logico e naturale che imprimere quest'immagine nella profondità dello spirito umano, facendo in modo che si esprimesse diverse volte nei sogni, nei miti e nelle trance mistiche.
Secondo Sant'Agostino la vera religione era sempre esistita «dall'inizio della razza umana, sino a che Cristo venne in un corpo, quando cominciò a chiamarsi cristiana, già esisteva».
Da questa sua prospettiva, comune ad altri celebri pensatori della patristica, Osiride - come il Prometeo greco - era una profezia ispirata da Dio.

È curioso osservare come questa polemica continua a persistere ancora oggi in seno al Cattolicesimo. Recentemente la Congregazione per la Dottrina della Fede, diretta dal cardinale Ratzinger, ha castigato con il regime del silenzio il sacerdote e teologo gesuita Jacques Dupuis per aver sostenuto idee coerenti con questa linea, nel suo libro "Verso una teologia del pluralismo religioso", mentre il cardinale emerito di Vienna, Franz Kòning, e altri 75 teologi cattolici si affrettavano a firmare una lettera di appoggio a Dupuis.

Il problema è vecchio e obbligò, a suo tempo, Sant'Agostino a ritrattare la dottrina del "Cristo Eterno". La chiave per comprendere il motivo di questa resistenza della gerarchia cattolica ad accettare tale tesi è semplice: facendolo si rinuncia al concetto secondo il quale non c'è salvezza al di fuori della Chiesa e, allo stesso tempo, si riconosce che esistono altre vie, anch'esse legittimate dalla rivelazione, per accedere alla verità di Dio.

Oltre a questa polemica interna, gli antecedenti mitici di Gesù provocano un altro dibattito, questa volta con il materialismo. Da una prospettiva profana e razionalista, gli antecedenti agrari e solari di Gesù vengono percepiti come prova del fatto che i Vangeli non narrano una storia reale, ma un mito che avrebbe usurpato l'esistenza storica di un maestro di saggezza: un profeta o un messia giudaico.


La psicologia

È possibile che il grande psicanalista Carl Gustav Jung - che non è sospettato di aver favorito il Cristianesimo - abbia apportato una soluzione in grado di evitare il falso dilemma di questa polemica.

Per Jung, infatti, esiste un Cristo pre-cristiano e pagano nella stessa misura in cui «Cristo non è tanto un fatto storico quanto un fatto psicologico che tende ad accadere di per sé stesso».

Vale a dire che l'universalità del mito si deve al fatto che si tratta di un archetipo della psiche profonda, impresso nell'inconscio collettivo e, pertanto, sorge spontaneamente di quando in quando nel simbolismo dei sogni, degli stati visionari, delle trance mistiche, dei miti, delle leggende e della poesia.
 

Da questo punto di vista, avremmo un Cristo eterno che si rivelerebbe a tutti gli uomini di tutte le culture grazie alla sua stessa condizione archetipica.
La sua sede sarebbe l'inconscio collettivo, del quale anche Jung arrivò a domandarsi se non era per caso lo stesso che, dalla loro esperienza mistica, altri chiamavano "Dio".
Ciò non esclude che Gesù di Nazareth incarnasse storicamente l'archetipo, data la sua tendenza a emergere e a esprimersi.
E ancora, è naturale che questo accada di tanto in tanto.



Studi che ricollegano i miti cristiani ai miti pagani



Charles François Dupuis, 1794, Origine de tous les Cultes ou La Religion universelle.
Nell’opera interpreta il Cristianesimo (e tutte le religioni) su basi astronomiche e mitologiche.

Count Volney, 1787, Les Ruines; ou, Méditation sur les révolutions des empires.
Lo studioso francese vedeva nell’antico Egitto gli elementi precursori del Cristianesimo.

Kersey Graves, 1875, The World's Sixteen Crucified Saviours.
Lo scrittore, un quacchero della Pennsylvania, svelò il cuore pagano dei falsari cristiani, pur spesso senza citare le sue fonti.

Abraham Dirk Loman, 1882, "Quaestiones Paulinae," in Theologisch Tijdschrift.
Questo professore di teologia di Amsterdam affermava che tutte le epistole risalgono al 2° secolo, presentando il Cristianesimo come fusione tra pensiero ebraico e quello romano-ellenico. Quando venne afflitto dalla cecità, Loman affermava che tale condizione lo aveva illuminato sulla storia oscura della chiesa!

Thomas William Doane, 1882, Bible Myths and their Parallels in Other Religions.
Altra opera sulle basi pagane dei miti e dei miracoli della Bibbia.

Samuel Adrianus Naber, 1886, Verisimilia. Laceram conditionem Novi Testamenti exemplis illustrarunt et ab origine repetierunt.
Uno studioso di letteratura classica che intravedeva nelle scritture cristiane i miti greci.

Edwin Johnson, 1887, Antiqua mater. A Study of Christian Origins.
Secondo il teologo radicale inglese i primi cristiani erano crestiani, seguaci di Chrestus che si era appropriato del mito di Dionysos Eleutherios ("Dioniso l’emancipatore"), per creare un Dio-uomo che si era autosacrificato.

Thomas Whittaker, 1904, The Origins of Christianity.
Affermava che Gesù era un mito.

William Benjamin Smith, 1906, Der vorchristliche Jesus. 1911, Die urchristliche Lehre des reingöttlichen Jesus.
Individua nell’isola di Cipro le origini di un culto pre-cristiano di Gesù.

Arthur Drews, 1910, Die Christusmythe (The Christ Myth). 1910, Die Petruslegende (The Legend of St Peter). 1924, Die Entstehung des Christentums aus dem Gnostizismus (Le origini gnostiche del Cristianesimo).
Il noto filosofo fu il principale esponente tedesco della teoria di Cristo come mito. Nei vangeli si era storicizzato un Gesù di stampo mistico tratto dalla tradizione profetica e dalla letteratura ebraica. La Passione si ritrovava nelle speculazioni platoniche.

John Robertson, 1910, Christianity and Mythology. 1911, Pagan Christs. Studies in Comparative Hierology. 1917, The Jesus Problem.
Robertson fece presente la natura universale di molti elementi della storia di Gesù in relazione ai rituali precristiani di crocifissione nel mondo antico. Individuava in Gesù/Giosué una antica divinità che aveva la forma di un agnello.

Alexander Hislop, 1916, The Two Babylons.
Esauriente saggio sui rituali pagani e altre usanze del Cattolicesimo.

Edward Carpenter, 1920, Pagan and Christian Creeds.
Uno studio sulle origini pagane del Cristianesimo.

James Frazer, 1922, The Golden Bough. Una interpretazione antropologica del percorso dell’uomo dalla magia, alla religione ed alla scienza; il Cristianesimo come fenomeno culturale.

John J. Jackson, 1938, Christianity Before Christ.
Osservazioni sui precedenti egiziani della fede cristiana.

Herbert Cutner, 1950, Jesus: God, Man, or Myth?
Sulla natura mitica di Gesù con un riassunto del dibattito tra i sostenitori dell’aspetto mitico e dell’aspetto storico. E’ da lungo tempo che si sostiene la natura mitica. Le origini pagane di Cristo.

Michael Kalopoulos, 1995, The Great Lie.
Lo storico greco esplora i notevoli aspetti paralleli tra i testi biblici e la mitologia greca.

Alvar Ellegard, 1999, Jesus One Hundred Years Before Christ.
Il Cristianesimo nasce dalla setta degli Esseni, Gesù essendo il prototipo del maestro di giustizia.

Timothy Freke, Peter Gandy, 1999, The Jesus Mysteries. 2001, Jesus and the Lost Goddess : The Secret Teachings of the Original Christians.
Studio del rapporto tra il racconto di Gesù e il mito di Osiride-Dioniso. Gesù e Maria Maddalena richiamano le divinità pagane del Dio-uomo e della dea-donna.

Burton Mack, 2001,The Christian Myth: Origins, Logic, and Legacy.
Il contesto sociale della creazione di miti.

Tom Harpur, 2005, The Pagan Christ: Recovering the Lost Light.
Lo studioso canadese del Nuovo Testamento, già sacerdote anglicano, ripresenta le tesi di Kuhn, Higgins e Massey. Gesù è una figura mitica, e tutte le idee essenziali del Cristianesimo derivano dall’Egitto.
 



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FONTI

Ricerca interamente tratta, condensata e adattata da:
http://www.riflessioni.it/testi/radici_natale.htm
http://www.topsecret.naturalia.net/religione/default.php?IDArticolo=1&Pag=1
http://www.pbmstoria.it
http://www.jesusneverexisted.com
Luis G. La Cruz, tratto da: I Misteri di Hera, monografie, Gesù, L'uomo, L'iniziato, Il Dio - Autori Vari, Ed. Hera periodici, Agosto 2004
Le radici pagane del Natale di Elena Savino – 2004 - Jubal editore
Suns of God: Krishna, Buddha and Christ Unveiled. di D. Murdock ('Acharya S'), 2004


IMMAGINI

Mitra, http://www.bibliotecapleyades.net
Mitra, http://www.hermetics.org
Sole addormentato, scultura in sabbia, autore e origine sconosciuti
Nascita di Gesù, http://www.gnosticteachings.org
Sole, scultura in legno, autore e origine sconosciuti
Sole d'inverno, autore e origine sconosciuti
Iside e Horus bambino, http://www.templaricavalieri.it
Mitra, http://www.answers.com
Tammuz, http://concise.britannica.com
Shamas, autore e origine sconosciuti
Dioniso, statua di epoca greco-romana
Sole Maya, autore e origine sconosciuti
Wiracocha,http://www.pacal.de/pumapunku.html
Crocifissione, http://www.bibliotecapleyades.net
Ascensione di Gesù, http://www.gnosticteachings.org
Attis, http://altreligion.about.com
Sol Invictus, Bath
Agostino di Juan de Borgogna, http://www.summagallicana.it
Carl Gustav Jung, http://www.kcjung.org













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